Contratto a tempo determinato

È il contratto di lavoro che prevede un termine di durata alla cui scadenza il contratto si intende automaticamente risolto.

È il contratto che prevede un termine di durata alla cui scadenza il contratto si intende automaticamente risolto.

Limiti numerici
Il numero di lavoratori a termine che possono essere assunti è pari al 20% del numero di lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell’anno di assunzione (con arrotondamento all'unità superiore qualora il decimale sia uguale o superiore a 0,5). La violazione di tale limite comporta una sanzione amministrativa, ma non la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

Per i datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti è possibile stipulare un contratto a termine.
Il ricorso al contratto a termine è ammesso dalla legge per qualsiasi mansione, purchè nel rispetto di limiti di durata e di limiti numerici come di seguito precisato.

L’apposizione del termine non richiede una causale specifica per i primi 12 mesi.
La durata del contratto superiore ai 12 mesi è invece ammissibile solo in presenza delle seguenti  specifiche motivazioni:
1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
il datore di lavoro deve specificare che il lavoratore è adibito ad una attività lavorativa non ordinaria per l’azienda che si è venuta a creare in modo estemporaneo e non stabile. 
2. esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
si precisa che  è previsto lo sgravio contributivo del 50% sui contributi a carico del datore di lavoro spettante alle aziende con meno di 20 dipendenti che assumono con contratto a termine in sostituzione di lavoratrici assenti per maternità;
3. esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Anche l’eventuale proroga (prima della scadenza del contratto) del contratto mesi o il rinnovo (dopo la scadenza del contratto) del contratto dell’iniziale, che fa superare i primi 12, devono essere fondati su una delle motivazione sopra indicate.

In caso di contestazione, se il Giudice accerta l’assenza di una reale motivazione per la durata del contratto a termine oltre i 12 mesi, il rapporto di lavoro viene considerato a  tempo indeterminato.

Il contratto di lavoro a tempo determinato è stato modificato dal Decreto Legge n. 87 del 2018 convertito in Legge n.96 del 9 agosto 2018) che ha ridotto la durata massima del contratto a tempo determinato da 36 a 24 mesi.
Proroga:  il contratto può essere prorogato fino a 4 volte e fino al raggiungimento della suddetta massima soglia di 24 mesi.
La proroga deve riferirsi alla stessa attività lavorativa prevista nel contratto a termine e deve essere indicata la causale solo se si supera il termine complessivo di 12 mesi.

Prosecuzione di fatto
Alla scadenza dei 24 mesi, il rapporto di lavoro può proseguire per massimo (cd. termini di tolleranza):
-    30 giorni se il contratto aveva durata iniziale inferiore a 6 mesi
-    50 giorni il contratto a termine aveva durata iniziale uguale o superiore a 6 mesi
Scaduti i termini di tolleranza il contratto si considera a tempo indeterminato.
Durante i termini di tolleranza il lavoro è retribuito con una maggiorazione pari al 20% per i giorni ulteriori fino al decimo giorno, e al 40% per quelli successivi.

Rinnovo di contratti a termine
È consentito il rinnovo a termine di un lavoratore purchè siano rispettati i seguenti intervalli minimi di tempo tra contratti successivi:
-    10 giorni se la durata è pari o inferiore ai 6 mesi.
-    20 giorni se la durata è superiore.
Se non viene rispettato l’intervallo minimo sopraindicato, il secondo contratto è considerato a tempo indeterminato.

Contratto a tempo determinato. Trattamento economico e normativo
Ai lavoratori a termini si applica il trattamento economico e normativo previsto per i lavoratori a tempo indeterminato (malattia, ferie, 13 ima, TFR ..) riproporzionando tutti i trattamenti al periodo lavorativo prestato.
Il ricorso al contratto a termine prevede un incremento di costo per il datore di lavoro determinato dal contributo addizionale aggiuntivo dell' 1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (eccetto che per i contratti a carattere sostitutivo).
Tale contributo viene incrementato dello 0,5% in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato. La maggiorazione dello 0,5% non si applica invece in caso di proroga del contratto.
 In caso di successiva trasformazione del rapporto a termine in contratto a tempo indeterminato, il contributo addizionale viene restituito al datore di lavoro.